I sotterranei del Vulcano Laziale

Al di sotto dei borghi, dei boschi e dei vigneti che caratterizzano i Colli Albani si estende un vero e proprio mondo ipogeo, scavato nei secoli nel banco vulcanico. La storia geologica dell’area dei Castelli Romani è indissolubilmente legata all’antico Vulcano Laziale, le cui eruzioni e colate piritiche hanno generato litotipi facilmente lavorabili come il tufo e il peperino. Proprio la natura friabile e al tempo stesso resistente di queste rocce ha permesso all’uomo, dall’epoca preromana fino all’età moderna, di scavare cisterne, gallerie di drenaggio, ambienti di culto e complessi reticoli sotterranei.

Le imponenti cisterne di Albano Laziale

Tra le opere ipogee di maggiore rilevanza ingegneristica dell’antichità figura il cosiddetto Cisternone di Albano Laziale. Costruita all’inizio del III secolo d.C. sotto l’imperatore Settimio Severo per servire i castra della Legio II Parthica, questa imponente cisterna romana è quasi interamente scavata nel banco roccioso. La struttura si articola in cinque navate coperte da volte a botte, sostenute da 36 pilastri ricavati dalla roccia stessa o murati. Con una capacità complessiva che supera i 10.000 metri cubi d’acqua, il Cisternone rappresenta uno dei più eccezionali esempi di ingegneria idraulica militare conservati dal mondo romano.

Poco distante, un’altra straordinaria testimonianza di scavo ipogeo è costituita dall’Emissario del Lago Albano. Tracciato secondo la tradizione nel 398-397 a.C. durante la guerra contro la città di Veio, questo condotto sotterraneo attraversa la parete del cratere vulcanico per oltre 1,2 chilometri. L’opera fu realizzata dagli ingegneri romani per regolare il livello idrico del lago ed evitare esondazioni rovinose nell’agro romano, lavorando contemporaneamente da più pozzi di attacco con un’accuratezza topografica eccezionale per l’epoca.

Marino: dai mitrei romani ai rifugi della Seconda Guerra Mondiale

Nel comune di Marino, la vita sottoterra possiede una continuità storica documentata che attraversa due millenni. Il sottosuolo del centro storico è solcato da una fitta rete di gallerie scavate nel peperino. Nel 1962, durante i lavori di sistemazione di una cantina privata, è emerso uno dei ritrovi archeologici più importanti della regione: il Mitreo di Marino. Risalente al II secolo d.C., questo tempio ipogeo conserva un affresco ben conservato raffigurante la Tauroctonia (il sacrificio del toro da parte del dio Mitra), dipinto direttamente sulla parete di roccia all’estremità dell’ambiente sotterraneo.

In epoca medievale e moderna, le gallerie marinesi vennero ampliate per fungere da cantine naturali. La temperatura costante (tra i 12 e i 15 gradi) e il tasso di umidità controllato offrivano l’ambiente perfetto per la fermentazione e la conservazione del celebre vino dei Castelli. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare a seguito dei devastanti bombardamenti aerei del 1944, queste stesse cavità sotterranee vennero collegate e riadattate a rifugi antiaerei della popolazione civile, salvando migliaia di vite umane e trasformandosi in vere e proprie città ipogee temporanee dotate di corsie e punti di soccorso.

Un patrimonio ipogeo diffuso

L’esplorazione del sottosuolo vulcanico rivela ulteriori testimonianze lungo tutto il perimetro dei Colli Albani:

  • Le Catacombe di San Senatore ad Albano: risalenti al IV secolo d.C., ricavate all’interno di una cava abbandonata di pozzolana, testimonianza della prima presenza cristiana nell’area.
  • I cunicoli idraulici di Ariccia e Nemi: opere di canalizzazione sotterranea nate per intercettare le falde acquifere vulcaniche e garantire l’approvvigionamento idrico ai santuari e alle ville patrizie.

Studiare i Castelli sotterranei significa comprendere come l’uomo abbia saputo adattarsi alla conformazione geologica di un vulcano quiescente, trasformando la roccia piroclastica in una riserva idrica, in un luogo di culto protetto, in un magazzino naturale e, nei momenti più drammatici della storia, in uno scudo salvavita.

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