L’Infiorata di Genzano di Roma: Storia, Tecnica e Fasi della Tradizione Floreale

L’Infiorata di Genzano di Roma è una delle manifestazioni artistiche e religiose più antiche d’Italia. Collegata storicamente alla solennità del Corpus Domini, la manifestazione trasforma la via principale del borgo in un grande tappeto vegetale costituito da quadri geometrici e figurativi realizzati interamente con petali di fiori ed essenze naturali. Le Origini Storiche L’usanza di creare quadri e tappeti di fiori sul selciato stradale nasce a Roma nella prima metà del XVII secolo. Le prime testimonianze documentate attribuiscono l’ideazione di questa espressione artistica a Benedetto Drei, responsabile della Floreria vaticana, e successivamente all’architetto Gian Lorenzo Bernini, che utilizzò i fiori per le celebrazioni barocche nella basilica di San Pietro. La tradizione fu adottata dalla comunità di Genzano di Roma a partire dal 1778, anno in cui venne allestito il primo tappeto floreale in occasione della festività del Corpus Domini. Da allora, l’evento si è ripetuto annualmente, evolvendosi da semplice omaggio devozionale a complessa manifestazione artistica e culturale, giungendo nel 2026 alla sua 248ª edizione. La Tecnica Artigianale e la Preparazione La realizzazione dell’Infiorata richiede mesi di pianificazione e segue un protocollo tecnico rigoroso diviso in fasi precise, tramandato tra le generazioni di Maestri Infioratori. 1. I Bozzetti La progettazione inizia nei primi mesi dell’anno. Gli artisti locali sottopongono i propri disegni (bozzetti) a una commissione tecnica comunale. I quadri proposti affrontano temi religiosi, civili, storici o riproduzioni di opere d’arte classiche e contemporanee. 2. La Raccolta e lo “Spelluccamento” Nei giorni immediatamente precedenti l’evento, tonnellate di fiori vengono raccolte e portate nei sotterranei e nei locali comunali, noti storicamente come le “Grotte”. Qui avviene lo spelluccamento: l’operazione di separazione manuale dei petali dai gambi e dai calici. I petali vengono divisi per colore e conservati al fresco nelle grotte per preservarne la freschezza e la vivacità cromatica fino al momento della posa. Materiali Vegetali Utilizzati Colore / Utilizzo Garofani Base principale per i colori primari (rosso, rosa, bianco, giallo) Ginestra Giallo intenso Finocchietto selvatico Sfondi e tonalità di verde Torba e Fondi di Caffè Tracciamento dei contorni e tonalità scure/nere Foglie di pioppo e bossolo Tonalità di verde scuro e sfumature Lo Svolgimento dell’Evento L’evento si articola sull’asse stradale di Via Italo Belardi (storicamente nota come Via Livia), una via in pendenza che collega la piazza principale del paese, Piazza Tommaso Frasconi, alla Chiesa della Santissima Trinità, garantendo una prospettiva visiva ottimale.
L’arte della luce ad Albano Laziale: la mostra fotografica “Alla ricerca di Caravaggio”

Il territorio dei Castelli Romani si conferma un importante polo di attrazione culturale grazie a una programmazione espositiva che unisce la valorizzazione del patrimonio storico locale alla ricerca artistica contemporanea. Tra gli appuntamenti di rilievo della stagione primaverile, la città di Albano Laziale ospita la mostra fotografica intitolata “Alla ricerca di Caravaggio”, un progetto visivo firmato dall’autore Giacomo Arezzo di Trifiletti. L’esposizione, che rimarrà aperta al pubblico e visitabile fino al 24 maggio 2026, rappresenta un focus culturale di particolare interesse per i residenti e per i flussi turistici che scelgono l’area dei Castelli Romani nei fine settimana di maggio. Il progetto espositivo e la poetica dell’autore La mostra “Alla ricerca di Caravaggio” si configura come un’indagine visiva focalizzata su uno degli elementi più complessi e affascinanti della produzione artistica: lo studio e la resa della luce. Il titolo stesso della rassegna evoca una chiara linea guida concettuale, che non punta alla riproduzione didascalica delle opere del grande maestro lombardo Michelangelo Merisi (il Caravaggio), bensì a una reinterpretazione della sua rivoluzionaria sensibilità luministica attraverso il mezzo tecnologico moderno della fotografia. Il fotografo Giacomo Arezzo di Trifiletti articola il percorso espositivo intorno a due nuclei tematici principali: L’uso del contrasto netto – il celebre “tenebrosmo” caravaggesco trasposto in fotografia – diventa lo strumento principale con cui l’autore indaga la realtà, isolando i soggetti dal contesto circostante e caricandoli di una forte valenza espressiva e drammatica. Il legame con il territorio di Albano Laziale La scelta di inserire questa mostra all’interno del calendario degli eventi del mese di maggio ad Albano Laziale non è casuale. Il comune dei Castelli Romani, ricco di testimonianze archeologiche d’epoca romana (come i Cisternoni e i resti della Seconda Legione Partica) e di architetture storiche, offre un contesto ideale per esposizioni che creano un ponte temporale tra il passato della grande tradizione artistica italiana e il presente delle arti visive. L’evento è parte integrante di un fitto programma di iniziative culturali cittadine volte a promuovere l’accessibilità dei luoghi d’arte e a favorire il turismo culturale di prossimità. La data di chiusura, fissata per il 24 maggio, coincide con il culmine di una serie di weekend ricchi di eventi diffusi in tutto il circuito dei Castelli Romani, attirando non solo appassionati di fotografia ma anche un pubblico eterogeneo di visitatori. Informazioni pratiche per la visita Per coloro che desiderano visitare la mostra “Alla ricerca di Caravaggio”, l’esposizione è accessibile ad Albano Laziale fino alla data ufficiale di conclusione del 24 maggio 2026. Data la variabilità degli orari di apertura dei complessi espositivi istituzionali e delle sedi culturali del territorio durante i giorni festivi e prefestivi, si raccomanda ai visitatori di verificare gli specifici orari di accesso direttamente tramite i canali di comunicazione ufficiali del Comune di Albano Laziale o dei servizi turistici locali prima di pianificare la visita.
Il Ritorno dei Giganti: La Mostra Paleontologica a Genzano di Roma

Il territorio dei Castelli Romani, tradizionalmente noto per la sua storia romana, i borghi medievali e le eccellenze enogastronomiche, ospita periodicamente un’iniziativa di carattere scientifico e divulgativo che trasforma il paesaggio vulcanico in uno scenario preistorico. Si tratta della mostra itinerante “World of Dinosaurs”, un’esposizione a cielo aperto che trova la sua collocazione ideale nel comune di Genzano di Roma, specificamente nell’area collinare di Monte Due Torri. Questa iniziativa non è una struttura permanente, ma una mostra didattica che approda nel borgo durante i mesi primaverili, con una presenza particolarmente significativa nel mese di maggio, sfruttando il clima mite e la fioritura della macchia mediterranea locale. Un Percorso Didattico tra Scienza e Natura L’esposizione si configura come un vero e proprio museo all’aperto, dove la rigida disciplina della paleontologia incontra l’intrattenimento educativo. Il percorso si snoda lungo un itinerario naturalistico che permette ai visitatori di osservare le ricostruzioni in un contesto che simula, per quanto possibile, l’habitat naturale delle creature del Mesozoico. Le caratteristiche principali dell’allestimento includono: La Location: Monte Due Torri La scelta di Genzano di Roma, e in particolare della zona di via Montegiove Nuovo, non è casuale. L’esposizione viene solitamente allestita all’interno di terreni privati che offrono ampi spazi verdi, uliveti e vigneti. Questa integrazione tra archeologia fantastica e territorio agricolo permette ai visitatori di vivere un’esperienza multisensoriale: da un lato l’imponenza dei dinosauri, dall’altro la vista panoramica verso il litorale laziale e i vigneti storici dei Castelli. L’area di Monte Due Torri è un punto strategico: situata a breve distanza dal centro storico di Genzano, garantisce facilità di accesso per chi proviene dalla Capitale tramite la Via Appia o la via Nettunense, ma assicura al contempo il silenzio e l’atmosfera necessari per un’immersione totale nel “passato”. Logistica e Organizzazione per i Visitatori La mostra è pensata per essere accessibile a un pubblico eterogeneo, con un occhio di riguardo per le istituzioni scolastiche e le famiglie. Importanza per il Territorio di Genzano L’evento rappresenta un importante volano per il turismo locale. Chi visita la mostra dei dinosauri tende a proseguire la giornata nel centro di Genzano di Roma, contribuendo all’economia dei ristoranti, delle panetterie storiche (celebri per il Pane Casareccio di Genzano IGP) e dei bar del borgo. Maggio, inoltre, è il mese di preparazione per l’Infiorata, e questo tipo di attrazioni contribuisce a mantenere alto il flusso turistico prima del grande evento di giugno. In conclusione, la mostra a Genzano non è solo un’esposizione di sculture spettacolari, ma un presidio di divulgazione scientifica che permette di approfondire la storia geologica e biologica del nostro pianeta, inserita in una cornice paesaggistica che è, di per sé, un pezzo di storia del Lazio.
Nemi, “Fragole e Scienza”

Il borgo di Nemi si prepara ad accogliere un evento speciale dedicato alla divulgazione scientifica e al divertimento per grandi e piccoli. Domenica 17 maggio 2026, a partire dalle ore 15:30, il centro storico del paese ospiterà “Fragole e Scienza”, un’iniziativa gratuita pensata per bambini, ragazzi e famiglie che desiderano trascorrere un pomeriggio diverso tra esperimenti, curiosità e spettacoli scientifici. L’evento si svolgerà tra i suggestivi vicoli del borgo nemorense e sarà completamente a ingresso libero, senza necessità di prenotazione. Per partecipare basterà raggiungere il centro storico di Nemi nel pomeriggio di domenica e lasciarsi guidare tra le varie postazioni interattive allestite per l’occasione. Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Comune al numero 06 9365011. Protagonisti assoluti dell’iniziativa saranno i divulgatori scientifici de Le Muse di Archimede, realtà conosciuta in tutta Italia per la capacità di trasformare la scienza in un’esperienza coinvolgente e accessibile a tutti. Da oltre venticinque anni il gruppo porta esperimenti, dimostrazioni e spettacoli scientifici all’interno di scuole, piazze, teatri e manifestazioni culturali, con l’obiettivo di avvicinare soprattutto i più giovani al mondo della fisica, della chimica e della natura. L’appuntamento unirà il fascino del borgo di Nemi con la meraviglia degli esperimenti scientifici dal vivo. Il percorso sarà articolato in cinque postazioni interattive, ciascuna dedicata a un fenomeno scientifico differente e progettata per stupire, incuriosire e far imparare attraverso il gioco e l’esperienza diretta. Tra le attrazioni più attese ci sarà “Il Grande Freddo”, una dimostrazione spettacolare dedicata all’azoto liquido. Grande curiosità anche per “Il Grande Botto”, uno spazio dedicato alle reazioni chimiche e all’energia, dove gli esperimenti mostreranno in maniera semplice e spettacolare come avvengono alcune trasformazioni della materia. Non mancherà poi il “Generatore di Fulmini”, una postazione che permetterà di esplorare il mondo dell’elettrostatica attraverso scariche ed effetti sorprendenti. Tra gli spazi più educativi ci sarà anche “Il Peso dell’Aria”, dedicato alla pressione atmosferica, tema spesso invisibile nella vita quotidiana ma fondamentale per comprendere molti fenomeni naturali. Infine spazio a “Perché Galleggia?”, un laboratorio interattivo dedicato al celebre principio di Archimede. L’obiettivo della manifestazione è quello di rendere la scienza accessibile, divertente e coinvolgente, creando un momento di condivisione tra famiglie, bambini e curiosi di tutte le età. I “Fragole e Scienza” si presenta così come uno degli appuntamenti più originali della primavera nei Castelli Romani: un pomeriggio gratuito dove imparare divertendosi, tra esperimenti spettacolari, divulgazione e meraviglia.
La Festa della Mamma: Storia e Significato

La celebrazione della figura materna ha origini remote. Nell’antichità, molte civiltà celebravano divinità legate alla fertilità e alla terra. I Greci onoravano Rea, madre di tutti gli dei, mentre i Romani dedicavano una settimana alle festività della Magna Mater (Cibele). Tuttavia, queste celebrazioni erano di natura religiosa e mitologica, molto diverse dalla festa civile che conosciamo oggi. L’origine moderna La versione contemporanea della Festa della Mamma nasce tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento negli Stati Uniti. La prima vera attivista fu Ann Reeves Jarvis, che organizzò i “Mothers’ Day Work Clubs” per combattere la mortalità infantile e migliorare le condizioni igieniche. Dopo la sua morte, la figlia Anna Jarvis portò avanti la causa, riuscendo a far celebrare il primo “Mother’s Day” ufficiale nel 1908. Nel 1914, il presidente Woodrow Wilson ufficializzò la ricorrenza come festività nazionale, stabilendo che avvenisse la seconda domenica di maggio. La tradizione in Italia In Italia, la prima celebrazione ufficiale risale al 1956, quando Raul Zaccari, sindaco di Bordighera, istituì la festa nel suo comune. Un anno dopo, don Otello Migliosi, a Bastia Umbra, diede alla ricorrenza un forte valore spirituale e cristiano. Oggi, in Italia, la festa cade ogni seconda domenica di maggio, simboleggiando la rinascita della natura e l’amore incondizionato. 5 Esperienze da vivere con la mamma nel Lazio Il Lazio offre scenari variegati, dai laghi vulcanici alle vette appenniniche. Ecco cinque proposte focalizzate sulle aree richieste: 5 Esperienze da vivere con la mamma in Umbria L’Umbria, cuore verde d’Italia, è la meta ideale per chi cerca spiritualità, arte e buona cucina. Sia che scegliate il silenzio dei boschi prenestini o l’eleganza dei borghi umbri, il regalo più prezioso rimane il tempo condiviso. Buona festa della mamma!
Il Museo Diffuso del Bosco di Rocca di Papa

Nel panorama della valorizzazione territoriale e della fruizione culturale contemporanea, il concetto di “museo” ha subito una profonda evoluzione, distaccandosi dalle pareti confinate degli edifici storici per abbracciare il paesaggio stesso. Un esempio emblematico di questa tendenza è rappresentato dal Museo Diffuso del Bosco di Rocca di Papa, situato all’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani. Questo progetto si configura come un itinerario tematico che intreccia indissolubilmente l’archeologia, la biodiversità e l’espressione artistica contemporanea, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva lungo le pendici del Monte Cavo. Una Sinergia tra Storia e Paesaggio Il cuore pulsante del museo si sviluppa lungo la celebre Via Sacra, una strada basolata di epoca romana eccezionalmente conservata. Anticamente, questo percorso veniva risalito dalle delegazioni delle città latine (e successivamente dai generali romani) per raggiungere il Tempio di Giove Laziale, situato sulla vetta del monte. Camminare in questo contesto significa calpestare la storia: i grandi blocchi di selce levigati dai secoli costituiscono il basamento naturale su cui si innesta il percorso museale. L’obiettivo del Museo Diffuso è quello di trasformare il bosco da semplice cornice a protagonista attivo. Non si tratta soltanto di osservare la natura, ma di comprenderne le stratificazioni: dai resti delle civiltà pre-romane e romane fino alla gestione forestale moderna, caratterizzata dalla predominanza del castagno, essenza arborea che ha plasmato l’economia e il paesaggio locale negli ultimi secoli. Le Installazioni Artistiche e la Narrazione del Bosco L’elemento che caratterizza la sezione contemporanea del museo è l’inserimento di opere d’arte che dialogano con l’ambiente circostante. Seguendo i principi della Land Art, le installazioni sono progettate per integrarsi nel sottobosco senza alterarne l’equilibrio ecologico. Valorizzazione del Patrimonio Archeologico e Geologico Oltre all’aspetto estetico, il Museo Diffuso svolge una funzione fondamentale di tutela e divulgazione scientifica. Il Monte Cavo, antico vulcano del complesso del Lazio, offre spunti geologici di immenso valore. Il percorso permette di osservare da vicino le formazioni di tufo e peperino, materiali che hanno costruito l’identità architettonica dei borghi limitrofi. La segnaletica del museo funge da guida silenziosa, fornendo informazioni precise sui punti di interesse archeologico che si incontrano lungo il tragitto. La presenza di tratti della Via Sacra permette di comprendere l’importanza strategica e religiosa che Rocca di Papa rivestiva nell’antichità, fungendo da osservatorio naturale sul Mar Tirreno e sulla pianura laziale. L’Esperienza del Visitatore e il Turismo Sostenibile Il Museo Diffuso del Bosco promuove un modello di turismo lento e sostenibile. L’accesso ai sentieri è regolamentato per garantire il rispetto del silenzio e dell’integrità del suolo. L’itinerario è fruibile a piedi, permettendo così di praticare il “forest bathing” (immersione forestale), una pratica che unisce l’escursionismo alla consapevolezza sensoriale. Le istituzioni locali e l’ente Parco hanno strutturato il museo affinché sia una risorsa per la comunità tutto l’anno. Se in primavera ed estate il bosco offre frescura e la visione delle fioriture del sottobosco, in autunno diventa una galleria cromatica naturale grazie al foliage dei castagneti, che si sposa cromaticamente con le installazioni in metallo. Conclusione In definitiva, il Museo Diffuso del Bosco a Rocca di Papa non è solo un’esposizione, ma un patto tra uomo e territorio. Esso dimostra come la cultura non debba necessariamente essere “custodita” sotto chiave, ma possa essere vissuta liberamente, trasformando una passeggiata in montagna in un momento di arricchimento intellettuale e spirituale. Attraverso la fusione di arte, archeologia e natura, Rocca di Papa si conferma un centro nevralgico per chi cerca un contatto autentico con le radici storiche e ambientali del Lazio.
Castelli Romani: Tra l’Eleganza del Papato e il Rito delle Fraschette

I Castelli Romani rappresentano un’area geografica e culturale unica, situata a breve distanza a sud-est di Roma, sui Colli Albani. Questa zona, sorta sulle vestigia dell’antico Vulcano Laziale, ha sviluppato nei secoli una doppia anima: quella aristocratica, legata alle residenze estive della nobiltà e del clero, e quella ruspante, radicata in una tradizione contadina e conviviale che trova la sua massima espressione nelle “fraschette”. L’Eredità del Grand Tour: Ville e Residenze Pontificie Il prestigio dei Castelli Romani è indissolubilmente legato alla loro posizione sopraelevata, che offriva rifugio dall’afa e dalla malaria della Capitale già in epoca romana. Tuttavia, è tra il Rinascimento e il Barocco che l’area si trasforma in un centro di potere e bellezza. Castel Gandolfo è senza dubbio il simbolo di questo legame con la Curia. Inserito nel circuito dei “Borghi più belli d’Italia”, ospita il Palazzo Pontificio, residenza estiva dei Papi fin dal XVII secolo, progettato inizialmente da Carlo Maderno. Il complesso gode di una vista privilegiata sul Lago Albano, un bacino vulcanico la cui profondità raggiunge i 170 metri. Recentemente, per volontà di Papa Francesco, gran parte del Palazzo e dei rigogliosi Giardini di Villa Barberini è stata aperta al pubblico, permettendo di ammirare reperti della villa dell’imperatore Domiziano integrati nei giardini all’italiana. Poco distante, Frascati emerge per la maestosità delle sue “Ville Tuscolane”. La più iconica è Villa Aldobrandini, che domina la piazza principale dall’alto di un imponente terrazzamento. Costruita tra il 1598 e il 1602, la villa è celebre per il suo “Teatro delle Acque”, un ninfeo monumentale alimentato da un acquedotto appositamente costruito. Queste dimore non erano semplici case di vacanza, ma veri e propri centri di rappresentanza politica e culturale, tappe obbligate per gli intellettuali europei durante il Grand Tour. La Cultura delle Fraschette: Il Gusto della Tradizione Scendendo dalle sale affrescate verso le strade di Ariccia, l’atmosfera cambia, spostandosi verso una convivialità verace. Qui nasce il fenomeno delle fraschette, locali tipici che devono il nome alla “frasca”. In epoca medievale, i viticoltori che non avevano una licenza per la vendita al dettaglio di cibo esponevano un ramo di alloro o di vite fuori dall’uscio per segnalare la spillatura del vino nuovo. I clienti potevano entrare e bere, portando il cibo da casa: da qui l’usanza, ancora parzialmente viva, di apparecchiare con carta paglia e consumare prodotti semplici del territorio. La Porchetta di Ariccia IGP Il fulcro di ogni fraschetta è la Porchetta di Ariccia, che dal 2011 vanta il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta). La sua particolarità risiede nel metodo di lavorazione artigianale: il maiale intero viene speziato con sale marino, pepe nero, aglio e abbondante rosmarino. La cottura al forno, che dura diverse ore, crea il contrasto distintivo tra la carne morbida e la crosta esterna, che deve risultare croccante e saporita. I Vini del Vulcano L’accompagnamento obbligatorio è il vino locale. Il suolo vulcanico, ricco di potassio e fosforo, conferisce ai vini dei Castelli sapidità e mineralità. Il Frascati DOCG è il bianco per eccellenza, spesso ottenuto da vitigni Malvasia e Trebbiano, mentre il “Vino de li Castelli” celebrato nelle canzoni popolari è tradizionalmente un vino giovane, di pronta beva, servito nelle tipiche caraffe di vetro da un quarto, mezzo o un litro (la “foglietta”). Un Paesaggio Integrato Ciò che rende i Castelli Romani una meta insostituibile è la facilità con cui si passa dalla contemplazione di un capolavoro del Bernini alla partecipazione a una sagra di paese. Paesi come Genzano, celebre per l’Infiorata, o Nemi, affacciata sull’omonimo lago e nota per le sue fragoline, completano un mosaico dove la storia romana, il fasto papale e la cultura enogastronomica si fondono senza soluzione di continuità, offrendo un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.
Weekend del Primo Maggio 2026 ai Castelli Romani

Il territorio dei Castelli Romani, situato a breve distanza a sud-est di Roma, rappresenta una meta d’elezione per il tempo libero grazie al connubio tra patrimonio storico, paesaggio vulcanico e tradizioni enogastronomiche. Nel 2026, il 1° maggio cade di venerdì, configurando un fine settimana lungo ideale per visitare i centri principali del Parco Regionale dei Castelli Romani. Inquadramento Geografico e Logistico L’area dei Castelli Romani sorge sui Colli Albani, un antico complesso vulcanico caratterizzato dai laghi di Albano e di Nemi. La zona è facilmente raggiungibile dalla Capitale tramite: Centri di Maggiore Interesse Storico Castel Gandolfo Nota per essere la residenza estiva papale, questa cittadina si affaccia direttamente sul Lago Albano. Ariccia Riconosciuta per l’impronta architettonica di Gian Lorenzo Bernini, che qui progettò il complesso monumentale di Piazza di Corte. Frascati Celebre per le sue “Ville Tuscolane”, residenze tardo-rinascimentali e barocche costruite dalla nobiltà romana. Patrimonio Naturale e Attività all’Aperto Il Parco Regionale dei Castelli Romani tutela oltre 15.000 ettari di territorio. Il weekend del primo maggio è ideale per escursioni lungo la rete sentieristica: Aspetti Enogastronomici e Tradizioni La cultura culinaria dei Castelli Romani è protetta da marchi di origine e tradizioni secolari che in occasione della Festa dei Lavoratori vedono la massima espressione nelle “Fascarelle” (picnic all’aperto) e nei consumi locali: Note per la visita nel 2026 Essendo il 1° maggio una festività nazionale, è fondamentale considerare quanto segue:
Frascati: Cultura, Archeologia ed Enologia alle Scuderie Aldobrandini (25-26 Aprile)

Il Comune di Frascati si conferma un polo centrale per la valorizzazione del territorio laziale durante il fine settimana del 25 e 26 aprile 2026. Il fulcro delle attività è rappresentato dal complesso monumentale delle Scuderie Aldobrandini, progettato da Massimiliano Fuksas, che ospita il Museo Tuscolano. In queste date, la struttura accoglie una sinergia tra la conservazione dei reperti dell’antica Tusculum e la promozione delle eccellenze locali contemporanee. L’evento centrale: Vinalia Priora 2026 Il Museo Tuscolano fa da cornice alla manifestazione Vinalia Priora, un appuntamento istituzionale volto a celebrare l’identità vitivinicola dell’area tuscolana. L’evento non si limita alla semplice degustazione, ma si configura come un approfondimento tecnico e storico sul settore primario della regione. Programma delle Masterclass Durante il weekend, esperti del settore e tecnici dell’enologia conducono seminari specifici all’interno degli spazi museali: Accesso e Modalità di Partecipazione L’organizzazione ha previsto diverse formule d’ingresso per permettere la fruizione dell’evento a un pubblico diversificato. Il percorso di degustazione standard ha un costo di 10,00 €, mentre la partecipazione alle singole Masterclass richiede un ticket aggiuntivo di 10,00 €. È disponibile un’opzione integrata (Masterclass e degustazione) al costo di 15,00 €. Per i professionisti o gli appassionati che desiderano un accesso completo a tutte le attività, è previsto un “Golden Ticket” al costo di 60,00 €. Il Patrimonio Permanente: Il Museo Civico Tuscolano Parallelamente agli eventi temporanei, il Museo Tuscolano rimane accessibile per la visita alla sua collezione archeologica. Il percorso espositivo è fondamentale per comprendere la genesi di Frascati e il legame con l’antica città di Tusculum. Informazioni Logistiche e Orari Per i visitatori che intendono recarsi a Frascati il 25 e 26 aprile, è utile tenere a mente le seguenti specifiche operative: Rilevanza della Data Il 25 aprile, in quanto Anniversario della Liberazione d’Italia, il Comune di Frascati potrebbe prevedere cerimonie istituzionali nelle aree limitrofe al museo (Piazza Marconi e Palazzo Marconi). Sebbene le attività museali siano confermate, l’afflusso di visitatori potrebbe essere superiore alla media stagionale. Il 26 aprile rappresenta la naturale prosecuzione delle attività culturali domenicali, con una focalizzazione maggiore sulla chiusura delle attività seminariali. Questo connubio tra archeologia, arte contemporanea e cultura enologica trasforma il Museo Tuscolano in un esempio di gestione museale dinamica, capace di attrarre non solo turisti ma anche studiosi e operatori del settore agricolo e culturale.
Corax Race: Sport e Valorizzazione Territoriale tra Artena e Lariano

La Corax Race rappresenta uno degli appuntamenti più significativi nel panorama del podismo fuori strada (trail running) del quadrante meridionale della provincia di Roma. La competizione si svolge tradizionalmente in un’area di alto pregio naturalistico e archeologico, situata al confine tra i comuni di Artena, Lariano e Rocca Massima, toccando le pendici del Monte Artemisio e i territori che circondano l’antico insediamento di Civita di Artena. L’evento nasce con l’obiettivo primario di coniugare l’attività sportiva agonistica con la tutela e la promozione del patrimonio ambientale dei Castelli Romani e dei Monti Lepini. Il nome stesso della competizione richiama la figura del corvo (Corvus corax), volatile storicamente legato all’iconografia e alla fauna di queste zone montuose. Caratteristiche Tecniche e Percorso La gara è strutturata solitamente come un trail di breve-media distanza, con una lunghezza che si attesta intorno ai 9,7 – 10 chilometri e un dislivello positivo variabile, ma sufficientemente impegnativo da richiedere una buona preparazione atletica. A differenza delle classiche gare su strada, il tracciato della Corax Race si sviluppa quasi interamente su sentieri boschivi, strade bianche e single-track tecnici. I partecipanti si trovano ad affrontare diverse tipologie di terreno: La logistica dell’evento, che comprende la zona di partenza e arrivo, è spesso localizzata in aree che permettono un facile accesso agli accompagnatori, garantendo al contempo un impatto ambientale minimo sul territorio circostante. Sicurezza e Organizzazione L’organizzazione della Corax Race è affidata a società sportive locali regolarmente affiliate agli enti di promozione sportiva e alla FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera). Il rispetto dei protocolli di sicurezza è un pilastro fondamentale dell’evento e prevede: Valore Ecologico e Sociale Un aspetto distintivo della Corax Race è il suo approccio “Eco-friendly”. Gli organizzatori promuovono attivamente il principio del “non lasciare tracce”, sensibilizzando i corridori a non disperdere rifiuti lungo il cammino. Spesso, la manifestazione si avvale della collaborazione dei Guardiaparco e di associazioni di protezione civile locali per assicurare che, al termine della giornata, l’ecosistema boschivo torni al suo stato originale. Dal punto di vista sociale, la gara funge da catalizzatore per l’economia locale. L’afflusso di atleti provenienti da tutta la regione Lazio e dalle regioni limitrofe favorisce la visibilità delle strutture ricettive, delle aziende agricole e delle produzioni tipiche del territorio, come il Pane di Lariano o i prodotti derivati dalla castanicoltura di Artena. Requisiti di Partecipazione Per prendere parte alla Corax Race, gli atleti devono essere in possesso di: La competizione è solitamente suddivisa in categorie d’età, con premiazioni dedicate ai primi assoluti (uomini e donne) e ai primi classificati di ogni fascia anagrafica. Oltre alla gara competitiva, in alcune edizioni vengono proposti percorsi non competitivi o camminate ecologiche per permettere la partecipazione di famiglie e appassionati di trekking, ampliando così la base di utenza e trasformando la giornata in una vera festa della montagna.