I laghi di Albano e Nemi continuano a scendere nonostante le piogge

Le precipitazioni abbondanti degli ultimi tempi non bastano a fermare una crisi che ha ormai assunto i contorni dell’emergenza strutturale. I laghi di Albano e Nemi continuano inesorabilmente ad abbassarsi, lanciando un segnale d’allarme che non può più essere ignorato. A richiamare l’attenzione su una situazione sempre più critica sono le associazioni ambientaliste del territorio e l’esperto Claudio Salustri, che evidenziano come le piogge stagionali siano del tutto insufficienti a bilanciare il continuo e progressivo impoverimento della falda acquifera dei Colli Albani.

Ciò che destava e continua a destare profonda preoccupazione tra gli esperti è la prospettiva a breve e medio termine: il minimo stagionale dei bacini idrici si raggiunge solitamente tra i mesi di novembre e dicembre. Di conseguenza, il rischio reale è che il livello dell’acqua possa diminuire ulteriormente con il progredire della stagione autunnale, lasciando presagire scenari ancora più drammatici per gli ecosistemi locali.

Al centro della questione non c’è soltanto la scarsità di precipitazioni legate ai cambiamenti climatici, ma soprattutto un modello di gestione della risorsa idrica rivelatosi insostenibile nel corso del tempo. Secondo le analisi condotte dal mondo ambientalista, a pesare come macigni sono l’eccessivo aumento dei consumi complessivi e la presenza capillare di un numero elevatissimo di pozzi — sia legali che abusivi — disseminati sul territorio. I prelievi continuativi effettuati da questi impianti superano da decenni la naturale capacità di ricarica e rigenerazione della falda acquifera dei Colli Albani.

La crisi appare particolarmente visibile ed evidente lungo le sponde del Lago Albano a Castel Gandolfo, da anni sotto i riflettori per il preoccupante e visibile arretramento della linea di costa. Tuttavia, gli esperti ricordano che il problema non riguarda un singolo specchio d’acqua, ma l’intero sistema idrogeologico dei Castelli Romani. Senza interventi incisivi volti alla riduzione drastica dei prelievi, al monitoraggio dei pozzi e a una reale tutela della falda profonda, gli sforzi tampone o le semplici speranze legate al maltempo non basteranno a salvare un patrimonio naturale unico dal rischio di un prosciugamento irreversibile.

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