Vino e gusto ai Castelli Romani

Con la conclusione dei grandi festeggiamenti popolari di inizio mese dedicati alla vendemmia, tra cui la celebre Sagra dell’Uva di Marino e la Festa dell’Uva e dei Vini di Velletri, l’area dei Castelli Romani entra in una fase autunnale ideale per scoprire la cultura enogastronomica locale in un’atmosfera più intima e contemplativa. Durante la seconda settimana di ottobre, le colline vulcaniche a sud di Roma offrono un contesto d’eccezione per approfondire la conoscenza delle produzioni vitivinicole storiche e della tradizione culinaria del territorio. La coltivazione della vite nei Castelli Romani vanta radici antichissime, favorite dalla composizione fertile dei terreni di origine vulcanica e dal microclima mite caratteristico dell’area. La produzione enologica locale è tutelata da diverse Denominazioni di Origine Controllata (D.O.C.), che identificano tipologie di vino strettamente legate al patrimonio geografico e culturale di questa zona. Tra le denominazioni storiche figurano il Frascati D.O.C., il Marino D.O.C., il Velletri D.O.C., il Colli Albani D.O.C. e il Colli Lanuvini D.O.C. I vitigni a bacca bianca maggiormente diffusi nel territorio comprendono la Malvasia di Candia, la Malvasia del Lazio e il Trebbiano, dai quali si ottengono vini freschi, sapidi e con caratteristiche note minerali derivanti dal suolo vulcanico. Nel periodo autunnale, l’abbinamento tra le produzioni vitivinicole e la gastronomia locale si rinnova attraverso l’impiego degli ingredienti di stagione. Tra le specialità tipiche dell’ottobre castellano spiccano i dolci al mosto, la cui tradizione è legata ai tempi della pigiatura dell’uva. Tra questi, le ciambelle al mosto rappresentano una preparazione dolciaria tradizionale, particolarmente rinomata nel comune di Marino dove è tutelata da marchi di tipicità. La ricetta prevede un impasto lievitato arricchito con mosto d’uva fresco, uvetta e olio extravergine d’oliva. A queste preparazioni si affiancano i frutti del bosco autunnali, come le castagne, e le carni lavorate secondo le ricette della tradizione locale. Oltre ai percorsi di degustazione classici nelle osterie e nelle cantine storiche, il territorio dei Castelli Romani promuove itinerari sensoriali guidati che abbinano i vini locali a prodotti enogastronomici specifici. Tra le proposte esperienziali offerte da aziende agricole e sommelier del territorio si trova l’abbinamento tra vino e cioccolato, oltre ai laboratori dedicati all’olio extravergine d’oliva di nuova molitura e ai formaggi tipici della campagna romana. Visitare le cantine storiche e i vigneti dei Castelli Romani a metà ottobre consente di osservare il paesaggio agricolo nel momento successivo alla raccolta dei grappoli, quando i filari iniziano a cambiare colore assumendo le tonalità caratteristiche dell’autunno. Per partecipare ad assaggi guidati e visite alle tenute è consigliata la prenotazione diretta presso le strutture vitivinicole locali, che organizzano aperture dedicate ai visitatori interessati all’approfondimento della viticoltura e della storia enologica del territorio
Foliage e trekking a Rocca di Papa

L’autunno trasforma il paesaggio dei Castelli Romani in un mosaico di sfumature calde, calde come le tonalità dorate e rosse dei boschi che circondano uno dei borghi più alti e suggestivi del territorio. La metà di ottobre rappresenta un momento privilegiato per esplorare questa zona, a pochi giorni di distanza dalla nuova edizione della tradizionale Sagra delle Castagne di Rocca di Papa, un appuntamento centrale della stagione autunno-invernale. Il comune castellano si prepara infatti a ospitare dal 16 al 18 ottobre 2026 la sua quarantaseiesima edizione della manifestazione dedicata ai frutti del bosco, un’occasione che unisce enogastronomia, artigianato e manifestazioni storiche lungo i vicoli del centro abitato. Tuttavia, per chi desidera vivere la montagna con ritmi più distesi e immersi nella natura, i giorni immediatamente precedenti offrono l’opportunità perfetta per riscoprire gli antichi cammini naturalistici e storico-archeologici. Uno dei percorsi più affascinanti per ammirare il fenomeno del foliage è senza dubbio la Via Sacra, l’antico basolato d’epoca romana che sale verso la vetta di Monte Cavo. Questo tracciato, storicamente percorribile a piedi, rappresenta una testimonianza intatta di ingegneria stradale, larga circa 2,60 metri e affiancata nei tratti meglio conservati da marciapiedi laterali costruiti in pietra di peperino. In passato, questa strada veniva percorsa dalle popolazioni appartenenti alla Lega Latina per raggiungere il tempio consacrato a Giove Laziale situato sulla sommità del monte, dove venivano celebrate le solenni e storiche Feriae Latinae. Oggi la salita lungo la Via Sacra permette di camminare sotto la chioma dei castagneti e dei lecci che in questa stagione cambiano colore. Lungo il tragitto, il sentiero offre uno dei punti panoramici più celebrati dell’intero Parco Regionale dei Castelli Romani, la terrazza naturale conosciuta localmente come l’Occhialone. Da questa posizione panoramica è possibile osservare contemporaneamente i due specchi d’acqua di origine vulcanica che caratterizzano la zona: il Lago di Nemi e il Lago Albano. Oltre all’itinerario archeologico di Monte Cavo, l’esplorazione del territorio di Rocca di Papa comprende anche la visita alle parti storiche del borgo cittadino. Il centro si sviluppa lungo il pendio della collina, caratterizzandosi per la presenza della Fortezza Medievale. Questo punto elevato della struttura urbana offre uno sguardo complessivo sulla campagna romana e sulla vallata sottostante, consentendo ai visitatori di abbinare all’escursione naturalistica nei boschi una passeggiata tra le architetture del paese. La metà del mese di ottobre coincide anche con la maturazione e la raccolta delle castagne nei boschi locali, elemento riscontrabile nell’offerta gastronomica delle attività ristorative e delle botteghe storiche del borgo. La preparazione dei piatti della tradizione locale, le prime degustazioni dei prodotti tipici autunnali e la vendita delle caldarroste accompagnano regolarmente la stagione autunnale della comunità locale. L’itinerario tra natura, storia e gastronomia rende la visita a Rocca di Papa tra il 7 e il 14 ottobre un’esperienza di approfondimento del patrimonio ambientale dei Castelli Romani.
Colonna: tre giorni di festa tra vino, cucina e tradizione

Il secondo weekend di ottobre porta a Colonna una delle manifestazioni più caratteristiche del territorio dei Castelli Romani. Dal 9 all’11 ottobre 2026 il paese ospiterà la 64ª Sagra dell’Uva Italia insieme alla 32ª Sagra delle Pincinelle, tre giornate dedicate alla gastronomia, al vino, alla musica e alle tradizioni locali. L’appuntamento nasce dall’unione di due prodotti profondamente legati alla cultura del territorio. Da una parte l’Uva Italia, protagonista della produzione vitivinicola locale; dall’altra le pincinelle, pasta fatta a mano che rappresenta uno dei piatti caratteristici della cucina di Colonna. La manifestazione prenderà il via venerdì 9 ottobre alle 18 con l’inaugurazione ufficiale. Il programma proseguirà durante tutto il fine settimana con appuntamenti musicali, spettacoli e iniziative dedicate al folklore. Uno dei momenti centrali sarà il Tour Enogastronomico, pensato per permettere ai partecipanti di conoscere più da vicino le produzioni locali. Il percorso prevede degustazioni di specialità gastronomiche e assaggi presso alcune realtà vitivinicole del territorio. Il tour ha un costo di 25 euro e comprende un menù con antipasto, pincinelle, secondo, acqua e due bicchieri di vino della casa, oltre a quattro assaggi presso aziende vinicole locali. Una formula che permette di trasformare la visita alla sagra in un vero percorso tra cucina e produzione del territorio. Durante le tre giornate Colonna sarà quindi animata da una combinazione di appuntamenti gastronomici e momenti di intrattenimento. La musica accompagnerà la festa, insieme agli spettacoli organizzati nel corso del weekend. La manifestazione rappresenta anche un momento importante per valorizzare la storia agricola di Colonna e il rapporto tra il paese e la sua tradizione vitivinicola. In questo senso la sagra diventa non soltanto un evento dedicato al cibo, ma uno spazio nel quale raccontare una parte dell’identità dei Castelli Romani. Per chi arriva da Roma e dai comuni vicini, il fine settimana può diventare anche l’occasione per trascorrere qualche ora nel borgo e scoprire una realtà del territorio attraverso le sue specialità gastronomiche. La 64ª Sagra dell’Uva Italia e la 32ª Sagra delle Pincinelle si svolgeranno dal 9 all’11 ottobre 2026.
I piatti dimenticati dei Castelli Romani

La tradizione gastronomica dei Castelli Romani gode di una fama internazionale ampiamente consolidata, grazie soprattutto a prodotti iconici e diffusi come la celebre porchetta e i vini bianchi del territorio. Tuttavia, l’autentico patrimonio culinario di questa specifica area collinare laziale si compone di una fitta rete di ricette storiche minori, nate dalla cultura contadina e dall’economia domestica di recupero. Questi piatti tipici della cucina povera, tramandati per generazioni all’interno delle famiglie e delle trattorie storiche locali, riflettono in modo fedele il legame indissolubile tra gli abitanti, la terra e i cicli stagionali della produzione agricola. Il periodo di metà settembre, caratterizzato dai primi abbassamenti termici serali, rappresenta il momento ideale per riscoprire queste preparazioni tradizionali, ricche di sapori intensi e di ingredienti locali. Una delle specialità più caratteristiche e radicate nella cultura gastronomica dell’area è la coratella, ovvero l’insieme delle frattaglie interne dell’agnello, che comprende tradizionalmente il cuore, i polmoni e il fegato. Questo piatto incarna perfettamente la filosofia della cucina povera del passato, basata sul principio fondamentale di non sprecare alcuna parte dell’animale macellato. La preparazione classica prevede la cottura separata delle diverse parti, rispettando i differenti tempi di cottura richiesti, con l’aggiunta di cipolla, olio d’oliva, vino bianco e talvolta carciofi, a seconda della sotto-zona o della specifica stagionalità dell’orto. Si ottiene così una pietanza dal gusto deciso, storicamente consumata dai lavoratori agricoli per garantire il necessario apporto energetico durante le dure giornate nei campi. Un altro pilastro della cucina contadina locale è rappresentato dalla minestra di fagioli con le cotiche, una preparazione robusta che unisce i legumi alla cotenna del maiale debitamente sgrassata e cotta a lungo nel sugo di pomodoro. Questo piatto veniva tradizionalmente preparato all’interno di recipienti in terracotta posizionati direttamente accanto al fuoco del camino, consentendo una cottura lentissima che rendeva la cotenna morbida e il brodo denso e saporito. La ricetta si caratterizza per l’uso di erbe aromatiche spontanee del territorio, come il ramerino o il rosmarino, e rappresenta un esempio lampante di come ingredienti considerati storicamente di scarto venissero valorizzati fino a diventare il centro del pasto familiare. Nel settore dei primi piatti, la tradizione dei Castelli Romani offre formati di pasta fresca realizzati semplicemente con acqua e farina, senza l’impiego delle uova, risorsa un tempo considerata preziosa e destinata alla vendita. Tra questi spiccano i tradizionali “fettuccini” e i “pici”, spesso conditi con sughi a base di funghi porcini freschi raccolti nei fitti boschi del Monte Artemisio o del comprensorio di Rocca di Papa. La raccolta controllata dei funghi spontanei costituisce un’attività economica e ricreativa di primaria importanza per il territorio durante le prime settimane umide di settembre, e il loro utilizzo in cucina arricchisce i menu delle tipiche fraschette e delle trattorie storiche locali con aromi intensi legati all’ecosistema boschivo. A conclusione del pasto tradizionale non mancano mai le ciambelline al vino, piccoli dolci secchi cotti al forno la cui ricetta non prevede l’uso di burro o uova, ma impiega esclusivamente farina, zucchero, olio di semi e il vino locale derivato direttamente dalle vendemmie della zona. Questi biscotti geometrici a forma di anello presentano una consistenza friabile e una superficie zuccherata, e la tradizione locale impone rigorosamente di consumarli inzuppandoli direttamente in un bicchiere di vino dolce a fine pasto. La semplicità degli ingredienti e la facilità di conservazione hanno reso le ciambelline al vino il simbolo della convivialità e dell’ospitalità tipica di tutta la comunità castellana, custode di un sapere gastronomico genuino e storicamente certificato.
Velletri e la 34ª Festa del Fungo Porcino

Tra le eccellenze enogastronomiche dei Castelli Romani, la tradizione legata ai prodotti del bosco e del comparto agricolo occupa una posizione di primo piano nel panorama culturale e gastronomico del Lazio. La 34ª edizione della Festa del Fungo Porcino e Fiera dell’Agricoltura rappresenta una delle manifestazioni territoriali più longeve e partecipate dell’area vulcano-laziale, richiamando ogni anno migliaia di visitatori, appassionati di gastronomia, operatori del settore primario ed esperti del mondo micologico. L’evento si distingue per la sua capacità di unire la promozione del patrimonio culinario locale con l’esposizione delle novità nel campo della tecnica e dei macchinari agricoli, offrendo un programma articolato che valorizza le radici rurali del territorio velletrano e dei vicini comuni dei Colli Albani. La location: il Teatro del Fieno Per l’edizione numero 34, la sede logistica e operativa della manifestazione è stata individuata presso l’area del Teatro del Fieno a Velletri, accessibile da Via Passo dei Coresi. Si tratta di uno spazio espositivo di oltre 50.000 metri quadrati immerso nella campagna laziale, una scelta strutturale che ha consentito di ampliare la portata dell’evento e migliorare l’accoglienza del pubblico proveniente sia dalla provincia di Roma sia dall’area pontina. L’allestimento dell’area espositiva comprende diversi padiglioni tematici dedicati all’artigianato locale, alla vendita diretta dei prodotti tipici del territorio e all’esposizione dei mezzi agricoli, con sezioni pensate per illustrare le innovazioni tecnologiche a supporto della lavorazione della terra e della cura del verde. Gastronomia, inclusività e cultura micologica Al centro della manifestazione si colloca l’offerta gastronomica focalizzata sul fungo porcino, ingrediente principe delle preparazioni culinarie locali. Gli stand gastronomici propongono menù tradizionali del territorio, affiancando ai piatti classici – quali le fettuccine ai funghi porcini e le varie specialità alla brace – una particolare attenzione all’accessibilità alimentare. A questo scopo, all’interno della struttura è stata integrata un’area di cucina interamente priva di glutine, sviluppata con l’apporto dell’Associazione Italiana Celiachia, per permettere l’inclusione di visitatori affetti da celiachia o intolleranze. Accanto agli aspetti enogastronomici, la manifestazione sviluppa un’articolata sezione scientifica e divulgativa. Nel corso delle giornate si susseguono mostre micologiche curate da esperti del settore, volte ad approfondire la conoscenza della flora fungina del Parco Regionale dei Castelli Romani, a illustrare le corrette modalità di raccolta nel rispetto della biodiversità e a promuovere le norme fondamentali di sicurezza per il consumo alimentare. Durante gli incontri pubblici e le masterclass vengono inoltre affrontati i temi della conservazione dell’ambiente boschivo e del sostegno all’agricoltura locale. Spettacoli e intrattenimento Il programma della 34ª Festa del Fungo Porcino integra le componenti espositive con una serie di appuntamenti culturali e di intrattenimento pensati per differenti tipologie di pubblico. L’area spettacoli ospita gratuitamente ogni sera esibizioni dal vivo che spaziano dalla musica leggera d’autore alle serate dedicate alla comicità e al cabaret, affiancando ad artisti di rilievo nazionale performance di ensemble e tribute band dedicate alla storia della musica italiana. L’evento rientra tra i principali appuntamenti di promozione territoriale del calendario autunnale laziale, ponendosi l’obiettivo di sostenere la filiera agroalimentare a chilometro zero, diffondere la cultura della tutela ambientale e valorizzare la tradizione gastronomica di Velletri e dei Castelli Romani.
38ª Festa del Pane a Genzano

Genzano di Roma rinnova l’appuntamento con la sua storia, il proprio territorio e la grande tradizione panificatoria in occasione della 38ª Festa del Pane Casareccio IGP. La manifestazione si svolgerà dal 18 al 20 settembre, sovrapponendosi come da tradizione ai festeggiamenti liturgici e civili per il Santo Patrono della cittadina, San Tommaso da Villanova. Nata ufficialmente nel 1989 con lo scopo di promuovere l’eccellenza e la cultura del pane locale, la festa rappresenta uno dei principali punti di riferimento della tradizione gastronomica dei Castelli Romani. La farina, il lievito madre e i metodi di lavorazione secolari sono gli elementi chiave attorno a cui ruota una tre giorni ricca di appuntamenti enogastronomici, culturali e di spettacolo. L’eccellenza del Pane Casareccio IGP Il protagonista assoluto delle giornate di festa è il Pane Casareccio di Genzano. Tale prodotto ha ottenuto nel 1997 il marchio di Indicazione Geografica Protetta (IGP), risultando il primo pane in Europa a ricevere tale prestigioso riconoscimento comunitario. La produzione del Pane Casareccio IGP rispetta un rigoroso disciplinare che prevede l’uso esclusivo di farina di grano tenero (tipo 0 o 00), lievito naturale, acqua, sale alimentare e cruschello. La lavorazione prevede una lenta lievitazione e una cottura a temperature comprese tra i 300 e i 320 gradi centigradi. Questa tecnica garantisce la formazione di una caratteristica crosta scura, croccante e dallo spessore di circa tre millimetri, fondamentale per preservare la mollica soffice, spugnosa e caratterizzata dalla classica alveolatura. Le pezzature tradizionali variano dai 0,5 kg ai 2,5 kg, presentandosi sotto forma di pagnotte o filoni. Il programma delle celebrazioni e delle attività Le celebrazioni prendono il via venerdì 18 settembre con le iniziative religiose dedicate a San Tommaso da Villanova, culminanti con la solenne Concelebrazione Eucaristica, la processione per le vie del centro e la distribuzione del Pane benedetto. Parallelamente, aprono le esposizioni agroalimentari ed enogastronomiche in via Belardi e via Battisti, affiancate dall’esposizione di macchinari agricoli in piazza Buttaroni e da mostre fotografiche sulla storia dell’arte della panificazione. Tra gli elementi caratterizzanti della manifestazione figura la celebre Infiorata di Pane, allestita lungo via Nazario Sauro a partire da domenica 20 settembre. A differenza della classica Infiorata floristica della primavera genzanese, questo allestimento artistico utilizza farine, cereali, sementi e derivati della panificazione per realizzare quadri decorativi a terra. Nel corso del fine settimana il centro storico ospiterà inoltre il Villaggio delle Eccellenze del Lazio, allestito in collaborazione con la Regione Lazio e Arsial, per valorizzare le produzioni tipiche regionali e i vini DOC dei Castelli Romani e dei Colli Lanuvini. Il programma include show cooking a cura del Consorzio di Tutela del Pane Casareccio IGP e dell’Istituto Alberghiero “Ugo Tognazzi” di Velletri, laboratori didattici per bambini intitolati “Metti le mani in pasta”, esibizioni sportive e momenti di intrattenimento comico e musicale. Tra le iniziative più attese figurano la preparazione della “Bruschetta più lunga del mondo” lungo via Italo Belardi, la Corsa del Pane Genzanese e i concerti serali in piazza Tommaso Frasconi. I festeggiamenti della 38ª edizione si concluderanno la sera di domenica 20 settembre con il concerto dell’Orchestraccia e lo spettacolo di fuochi d’artificio finale.
Settembre ai Castelli tra vigneti e borghi

Il mese di settembre rappresenta uno dei momenti più favorevoli per visitare l’area dei Castelli Romani. Con la conclusione della stagione estiva e il progressivo calo del flusso turistico di massa, il territorio offre temperature miti, ideali per le attività all’aperto, ed entra nel vivo della sua tradizione agricola legata alla vendemmia. Questo itinerario raccoglie esperienze ed itinerari fruibili nei primi giorni di settembre tra natura, patrimonio storico e cultura enogastronomica. Con l’inizio di settembre, l’attività agricola nei Castelli Romani si concentra sulla raccolta delle uve per la produzione dei vini locali certificati, tra cui il Frascati Superiore DOCG e il Cannellino di Frascati DOCG. La zona collinare che comprende i comuni di Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone e Marino è caratterizzata da una secolare vocazione vitivinicola favorita dal terreno di matrice vulcanica, ricco di minerali. Durante questo periodo è possibile percorrere le strade del vino che attraversano i vigneti e visitare le cantine storiche del territorio per assistere alle prime fasi della lavorazione dell’uva e degustare i prodotti dell’annata precedente. Per chi desidera effettuare passeggiate ed escursioni naturalistiche, il Parco Regionale dei Castelli Romani offre una rete di sentieri tracciati gestiti e segnalati dal CAI (Club Alpino Italiano). Tra i percorsi più accessibili figurano: I centri storici della zona vulcanica recuperano a settembre una dimensione più tranquilla e fruibile. Tra i complessi monumentali di maggior rilievo storico e artistico accessibili al pubblico vi sono: Il mese di settembre apre ufficialmente il calendario delle grandi manifestazioni folkloristiche ed enogastronomiche dei Castelli Romani. Tra gli appuntamenti principali che si preparano sul territorio figurano la Sagra del Fungo Porcino a Lariano, legata alla valorizzazione delle risorse boschive locali, e la celebre Sagra dell’Uva di Marino, evento storico istituito nel 1925 dal poeta Leone Ciprelli per celebrare la produzione vinicola locale. Visitare i Castelli Romani all’inizio dell’autunno consente di apprezzare il patrimonio storico e paesaggistico in condizioni climatiche ottimali, fruendo dell’offerta museale e naturalistica al di fuori dei picchi di affollamento festivo.
Ariccia: tra arte barocca e porchetta

Con l’inizio di settembre, Ariccia si conferma una delle mete più affascinanti e rappresentative dei Castelli Romani. Questo centro abitato, situato a pochi chilometri da Roma, offre un connubio unico tra patrimonio artistico di altissimo livello e una tradizione enogastronomica famosa in tutta Italia. La prima settimana del mese rappresenta un momento ideale per visitare il borgo, approfittando delle giornate ancora calde per scoprire sia le bellezze architettoniche della cittadina che le sue radici culinarie. Il cuore architettonico di Ariccia è rappresentato da Piazza della Corte, uno spazio monumentale progettato nel XVII secolo dall’architetto Gian Lorenzo Bernini per conto della famiglia Chigi. La piazza è concepita come un complesso unitario dominato da due elementi principali: la Collegiata di Santa Maria Assunta e il monumentale Palazzo Chigi. La Collegiata di Santa Maria Assunta presenta una pianta circolare sormontata da una cupola, ispirata alle forme del Pantheon di Roma. Di fronte alla chiesa sorge Palazzo Chigi, una dimora barocca che conserva inalterati gli arredi originali, le decorazioni e le collezioni d’arte dell’epoca. Il palazzo, trasformato in museo, ospita il Museo del Barocco Romano e dispone di un vasto parco naturale circostante, l’esproprio del quale ha permesso di preservare un importante polmone verde nel centro della città. Le visite al museo consentono di percorrere le sale del Piano Nobile, le Stanze del Cardinale e le antiche cucine monumentali, offrendo uno spaccato fedele della vita aristocratica del Seicento. Oltre alla ricchezza culturale, Ariccia è celebre per la produzione della Porchetta di Ariccia, che ha ottenuto il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP) dall’Unione Europea. Questo prodotto di salumeria, preparato con carni suine condite con sale, pepe, rosmarino e aglio, viene cotto al forno secondo procedimenti tradizionali che gli conferiscono la caratteristica crosta croccante e la morbidezza interna. La storia della porchetta ad Ariccia ha radici antiche, ma la sua valorizzazione pubblica moderna risale al 1950, anno in cui è stata istituita la prima edizione della Sagra della Porchetta. Da allora, l’evento si svolge tradizionalmente durante il primo fine settimana di settembre, attirando numerosi visitatori e appassionati della cucina locale. Durante i giorni della manifestazione, il centro storico ospita banchi di degustazione, musica e momenti dedicati alla promozione dell’artigianato e delle tipicità gastronomiche del territorio dei Castelli Romani. Pianificare una visita ad Ariccia nei primi giorni di settembre permette di unire la scoperta di un patrimonio storico-artistico di primo piano a un’esperienza culinaria autentica, immersi nell’atmosfera di uno dei borghi più storici della provincia romana. Per completare la visita, il territorio di Ariccia offre un’ulteriore testimonianza di ingegneria monumentale: il celebre Ponte di Ariccia. Realizzato a metà dell’Ottocento sotto il pontificato di Papa Pio IX, l’imponente viadotto a tre ordini di arcate fu progettato per facilitare il collegamento della Via Appia Nuova tra Roma e Albano. Oltre ad rappresentare uno snodo viario fondamentale, l’opera regala una suggestiva vista panoramica sulla vallata sottostante che scende verso la pianura pontina. Concludere la passeggiata attraversando il ponte consente di cogliere appieno il legame profondo tra l’architettura storica e il paesaggio naturale dei Castelli Romani.
Tramonto d’estate ai Castelli Romani

Il 31 agosto segna la fine del mese centrale delle vacanze, ma il clima nella zona dei Castelli Romani si mantiene favorevole per frequentare i borghi durante le ore serali. Con il calare delle temperature pomeridiane, le piazze e le affacciate panoramiche dei paesi vulcanici diventano la meta ideale per passeggiate ed aperitivi al tramonto, offrendo una prospettiva privilegiata sulla campagna romana e sul mare Tirreno. I punti panoramici rappresentano la principale attrazione geografica della zona durante l’ora del vespro: Il mese di settembre porta con sé la stagione delle feste di paese e delle sagre legate alla vendemmia e ai prodotti della terra. Visitare i Castelli il 31 agosto permette di vivere il territorio alla vigilia di questi appuntamenti storici. Tra le manifestazioni principali del periodo imminente figurano la Sagra dell’Uva di Marino, evento storico che si tiene tradizionalmente la prima domenica di ottobre con la distribuzione del vino dalle fontane cittadine, e le varie feste dedicate al fungo porcino nel territorio di Lariano. Per organizzare una visita serale senza intoppi al termine del mese, si consigliano le seguenti tappe per un itinerario d’autore: La sera del 31 agosto rappresenta il momento ideale per scoprire la dimensione più autentica di questi luoghi, quando il flusso dei visitatori giornalieri diminuisce e i borghi tornano alla loro scansione di vita quotidiana.
Sagra della Porchetta ad Ariccia 2026

I Castelli Romani si preparano a rinnovare uno degli appuntamenti enogastronomici più attesi e storici del territorio laziale. Sta infatti per tornare la celebre Sagra della Porchetta di Ariccia IGP, giunta quest’anno alla sua 73ª edizione. La manifestazione si svolgerà ufficialmente nei giorni 4, 5 e 6 settembre 2026. Per tre intere giornate, il centro storico della cittadina si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto dedicato alla celebrazione della tradizione, dell’artigianato agroalimentare e della conviviale cultura locale. Un’eccellenza riconosciuta e tutelata Il cuore pulsante dell’evento è rappresentato dalla Porchetta di Ariccia, un prodotto che nel 2011 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP) da parte dell’Unione Europea. La certificazione disciplina in modo rigoroso le fasi di produzione e la zona geografica di lavorazione, garantendo la tracciabilità e la qualità della carne. La preparazione della porchetta segue una ricetta e un metodo di lavorazione artigianale tramandati da generazioni di maestri porchettari ariccini. La carne di maiale, accuratamente selezionata, viene disossata, condita e aromatizzata con sale marino, pepe nero e rosmarino fresco. Viene poi legata con spago e sottoposta a una lenta cottura in forno, processo fondamentale che dura diverse ore e conferisce al prodotto le sue caratteristiche distintive: una crosta croccante esterna, nota localmente come “crosta” o “cotenna”, e una parte interna morbida, succulenta e saporita. Tradiione, cultura e comunità La nascita della Sagra della Porchetta risale al 1950, quando un gruppo di cittadini e produttori locali guidati dall’allora sindaco organizzarono la prima esposizione per valorizzare un’attività economica e culinaria già ampiamente affermata nei decenni precedenti. Da quell’anno, la manifestazione si è consolidata come un punto di riferimento fondamentale per la comunità di Ariccia, richiamando ogni anno decine di migliaia di visitatori provenienti da Roma, dalle altre province del Lazio e da diverse regioni d’Italia. La cornice architettonica che ospita i festeggiamenti è dominata da Piazza della Corte, uno straordinario complesso monumentale progettato nel XVII secolo dall’architetto Gian Lorenzo Bernini su commissione della famiglia Chigi. La piazza, circondata dal Palazzo Chigi e dalla Collegiata di Santa Maria Assunta, diventa il fulcro principale delle attività durante il primo fine settimana di settembre. L’organizzazione dell’evento La struttura logistica dell’evento punta a coniugare la valorizzazione enogastronomica con la vivibilità del borgo storico. Lungo le vie del centro e nella piazza centrale vengono allestiti banchi e stand enogastronomici curati dai produttori locali e dal Consorzio della Porchetta di Ariccia IGP. I visitatori possono degustare la porchetta servita nel tradizionale panino, spesso accompagnata dai pani tipici della zona e dai vini locali dei Castelli Romani, tra cui le denominazioni di origine controllata del territorio circumvicino. Oltre al percorso culinario, l’organizzazione della sagra prevede tradizionalmente un programma culturale accessibile al pubblico che comprende concerti di musica dal vivo, spettacoli itineranti, intrattenimento per famiglie e momenti dedicati all’artigianato e alla storia del luogo. L’imminente appuntamento del 4-6 settembre 2026 conferma Ariccia come una delle capitali della gastronomia laziale, offrendo un’occasione diretta per conoscere la storia e la continuità produttiva di una tradizione plurisecolare.