Al di sotto dei borghi, delle piazze e dei boschi dei Castelli Romani si snoda una fitta rete di ambienti ipogei scavati nella roccia vulcanica, costituita principalmente da banchi di tufo e peperino. Questo patrimonio sotterraneo comprende opere di ingegneria idraulica d’epoca romana, estese cave d’estrazione e cunicoli utilizzati per la conservazione delle merci o come rifugio nelle epoche storiche più complesse. Esplorare questi percorsi offre una prospettiva diversa e suggestiva per comprendere le risorse architettoniche e storiche del territorio.
Il Cisternone di Albano Laziale
Tra i monumenti idraulici più rilevanti dell’antichità romana giunti fino a noi figura il cosiddetto “Cisternone” di Albano Laziale.
- Origine e funzione: L’opera venne eretta nei primi anni del III secolo d.C. su ordine dell’imperatore Settimio Severo per servire i Castra Albana, l’accampamento stabile creato per la Seconda Legione Partica. La struttura serviva a garantire un approvvigionamento idrico costante alle truppe e alla cittadella militare.
- Caratteristiche architettoniche: Scavato parzialmente nel banco di roccia vulcanica e completato con murature in opus caementicium, il bacino presenta una pianta rettangolare suddivisa in cinque navate coperte da volte a botte, sostenute da pilastri intagliati nella roccia o realizzati in muratura.
- Capienza: Le imponenti dimensioni della cisterna le consentivano di contenere oltre diecimila metri cubi d’acqua. L’impermeabilizzazione delle pareti e del pavimento era garantita dall’impiego del cocciopesto, la malta idraulica tipicamente utilizzata dagli ingegneri romani per le strutture a contatto prolungato con i liquidi.
La rete sotterranea di Marino
Nel centro storico di Marino, il sottosuolo in tufo ospita un articolato labirinto di gallerie, condotti e cunicoli sviluppatosi nel corso dei secoli.
- Origine dell’estrazione: Gran parte di questi ambienti nacque in epoca medievale e moderna come cava per l’estrazione del tufo, impiegato nell’edilizia locale per la costruzione delle abitazioni in superficie.
- Riconversione a cantine: Nel tempo, la costante temperatura interna (che si mantiene naturalmente tra i 12 e i 15 gradi durante tutto l’anno) e il tasso di umidità stabile favorirono la trasformazione delle cave in cantine private per la maturazione e la conservazione del vino, elemento centrale dell’economia marinese.
- Funzione di rifugio: Durante il secondo conflitto mondiale, e in particolare a seguito dei bombardamenti che colpirono la zona nel 1944, l’articolata rete sotterranea fu utilizzata dalla popolazione civile come rifugio antiaereo sicuro.
I cunicoli idraulici di emissario dei laghi
Un altro elemento fondamentale dell’ingegneria ipogea nell’area dei Castelli è rappresentato dai grandi cunicoli di bonifica e regolazione idrica realizzati in epoca romana.
- L’Emissario del Lago Albano: Scavato nel IV secolo a.C., questo traforo sotterraneo attraversa la parete del vulcano per circa 1,2 chilometri. Fu progettato per regolare il livello idrico del lago e prevenire le esondazioni che minacciavano i campi coltivati sottostanti.
- L’Emissario del Lago di Nemi: Analogamente al bacino di Albano, anche il Lago di Nemi fu dotato in età antica di un condotto idraulico ipogeo destinato al controllo delle acque e alla regimazione idrica delle aree limitrofe.
Un patrimonio da scoprire
L’esplorazione dei siti ipogei dei Castelli Romani rappresenta una testimonianza tangibile dell’evoluzione tecnica e urbanistica del territorio dal III secolo a.C. fino all’era moderna. Attraverso percorsi di visita guidata in sicurezza, turisti e appassionati possono oggi accedere a queste strutture sotterranee per comprendere appieno l’ingegno dei costruttori dell’antichità e l’uso storico del territorio collinare.









