Gennaio ai Castelli Romani è il mese della quiete apparente, quello in cui il paesaggio si fa più nitido e l’identità dei borghi emerge con maggiore forza. A Marino, sabato 17 gennaio 2026, la città sceglie di raccontarsi partendo dalle sue profondità, con un percorso guidato straordinario tra le antiche cantine scavate nel tufo che attraversano il sottosuolo del centro storico.
L’appuntamento è fissato per le ore 16.30 nel cortile di Palazzo Colonna, edificio simbolo della storia cittadina. Da qui prende il via un itinerario che conduce i partecipanti lungo un sistema di ambienti ipogei realizzati tra il XVI e il XIX secolo, quando la produzione vinicola rappresentava il cuore pulsante dell’economia locale.
Marino è storicamente legata al vino. La conformazione vulcanica del terreno, ricco di minerali, e la presenza diffusa di tufo hanno favorito nei secoli la nascita di un articolato reticolo di cantine sotterranee. Scavate direttamente nella roccia, queste strutture garantivano temperatura costante e condizioni ideali per la fermentazione e la conservazione del vino. Oggi rappresentano un patrimonio architettonico e culturale di straordinario valore.
Scendere nelle cantine in inverno significa vivere un’esperienza sensoriale intensa. Il silenzio del centro storico amplifica ogni passo, l’odore della pietra umida si mescola al ricordo del mosto, la luce soffusa accompagna un viaggio nel tempo che restituisce la dimensione autentica della Marino contadina. Le pareti raccontano di botti monumentali, di vendemmie condivise, di famiglie riunite attorno alla produzione che segnava il ritmo delle stagioni.
Durante il percorso, le guide ripercorrono la storia della viticoltura marinese, soffermandosi sulle trasformazioni urbanistiche legate allo sviluppo del commercio vinicolo. Non manca il racconto della celebre Festa dell’Uva, che ogni autunno attira migliaia di visitatori ma che trova le sue radici proprio in questi ambienti sotterranei. Le cantine non sono soltanto luoghi produttivi: sono spazi di socialità, di contrattazione, di memoria collettiva.
Il percorso mette in luce anche l’aspetto architettonico. Le volte a botte, i cunicoli di collegamento, i sistemi di aerazione naturale dimostrano un sapere tecnico tramandato nei secoli. Il tufo, materiale identitario dei Castelli Romani, diventa protagonista di un racconto che intreccia geologia e storia. Ogni ambiente visitato conserva tracce di utilizzo, incisioni, nicchie, elementi che parlano di vita quotidiana.
Gennaio rappresenta il momento ideale per questa esperienza. Lontano dal flusso turistico primaverile ed estivo, il borgo si mostra nella sua dimensione più intima. Passeggiare tra i vicoli prima della visita, osservare le piazze raccolte, godere dei panorami che si aprono verso l’Agro Romano rende la giornata completa. Il clima invernale invita a una scoperta lenta, senza fretta, favorendo l’ascolto e l’approfondimento.
L’iniziativa si inserisce in una strategia di valorizzazione del patrimonio sotterraneo marinese, sempre più riconosciuto come risorsa culturale e turistica. Promuovere le cantine significa sostenere un modello di turismo destagionalizzato, capace di distribuire le presenze durante tutto l’anno e di offrire esperienze autentiche.
Il percorso si conclude con una degustazione guidata di vini locali, momento che restituisce il senso pieno dell’esperienza. Assaggiare un calice di vino prodotto nel territorio, dopo aver visitato i luoghi che per secoli ne hanno custodito la maturazione, crea un legame diretto tra passato e presente. La cultura del vino a Marino non è folklore: è identità viva, economia, tradizione che continua a rinnovarsi.
La visita del 17 gennaio 2026 rappresenta dunque molto più di un semplice tour guidato. È un invito a scoprire l’anima nascosta dei Castelli Romani, a comprendere come sotto le pietre dei borghi si custodiscano storie di lavoro, sacrificio e festa. Marino, in questo gennaio invernale, sceglie di aprire le sue profondità per raccontare ciò che la rende unica.
Un appuntamento che unisce cultura, architettura, enogastronomia e memoria collettiva. E che dimostra come, anche nel mese più silenzioso dell’anno, i Castelli Romani sappiano offrire esperienze capaci di lasciare il segno.









