Con l’avvicinarsi della prima metà di settembre, il territorio dei Castelli Romani entra in una delle fasi più vive dell’anno: il periodo della vendemmia. Questo momento segna l’inizio della raccolta delle uve sulle pendici dei Colli Albani, un’area la cui vocazione vitivinicola affonda le radici nella storia antica, consolidata sia dalla natura del terreno di origine vulcanica sia dalle particolari condizioni microclimatiche della zona.
Tra i prodotti simbolo dell’area spicca il Frascati Superiore, un vino bianco che gode del riconoscimento di Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG). La zona di produzione comprende l’intero territorio dei comuni di Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone e porzioni dei comuni di Roma e Monte Compatri. Il disciplinare stabilisce che la base di questo vino deve essere composta per almeno il 70% da vitigni di Malvasia bianca di Candia e/o Malvasia del Lazio (nota anche come Malvasia puntinata). A questi vitigni principali possono affiancarsi altre varietà a bacca bianca tradizionali della zona, come il Bellone, il Bombino bianco, il Greco, il Trebbiano toscano e il Trebbiano giallo. La composizione minerale del suolo vulcanico conferisce al vino una marcata sapidità e freschezza, caratteristiche storicamente riconosciute fin dall’epoca romana. La coltivazione della vite nell’area tuscolana è infatti attestata fin dai tempi storici e fu descritta anche nel trattato De Agricultura di Marco Porzio Catone.
Accanto alla viticoltura di qualità, il territorio dei Castelli Romani conserva una forte tradizione legata alle celebri “fraschette”. In origine, questi locali storici non disponevano di una cucina strutturata; nascevano come ambienti di vendita diretta del vino novello da parte dei viticoltori. L’insegna del locale era costituita da un ramo frondoso (la “frasca”) appeso all’ingresso per segnalare la disponibilità del vino nuovo. I visitatori e gli avventori potevano acquistare il vino al dettaglio e consumare cibo proprio brought da casa o acquistato nelle botteghe del paese. Nel corso del Novecento le fraschette si sono evolute in locali di ristorazione tipica, mantenendo l’offerta di prodotti caratteristici del territorio, come porchetta, salumi, formaggi locali e primi piatti della tradizione romana.
La cultura del vino nei Castelli Romani culmina tradizionalmente con le celebrazioni legate alla vendemmia. La manifestazione più antica e famosa del territorio è la Sagra dell’Uva di Marino, istituita nel 1925 su iniziativa del poeta dialettale Leone Ciprelli (pseudonimo di Ercole Pellini). La festa nacque per valorizzare l’agricoltura e la produzione vinicola locale, fondendosi con la ricorrenza storica della battaglia di Lepanto del 1571 e la festa della Madonna del Rosario. Elemento centrale ed esclusivo della manifestazione di Marino è la celebre “miracolo delle fontane”, una tradizione durante la quale il vino zampilla direttamente da alcune fontane del centro storico invece dell’acqua, attirando ogni anno visitatori da ogni parte d’Italia e dall’estero.
Accostarsi al territorio dei Castelli Romani durante le settimane di settembre offre l’opportunità di riscoprire un patrimonio agricolo, culturale e gastronomico che continua a mantenere un legame profondo con le proprie origini secolari.









