Il folklore delle streghe nei Castelli Romani: la leggenda dei nodi alle criniere

L’antropologia e lo studio delle tradizioni popolari del Lazio offrono uno spaccato affascinante sulle credenze che, fino alla prima metà del Novecento, hanno influenzato la vita quotidiana delle comunità rurali. Tra i comuni dell’area dei Castelli Romani, e in particolare nel territorio di Rocca di Papa, una delle superstizioni più radicate e documentate dai ricercatori di folklore locale riguarda la figura della strega (spesso identificata nella tradizione laziale con il termine dialettale di strea o legata alla figura della pantafica) e i suoi presunti fustigamenti notturni ai danni degli animali da stalla, in particolare i cavalli.

Il fenomeno dei nodi intrecciati

Il nucleo della credenza si sviluppava attorno a un riscontro oggettivo che i contadini e gli allevatori constatavano al mattino: la presenza di nodi strettissimi, quasi inestricabili, tra i peli della criniera o della coda dei cavalli. Nel contesto della cultura contadina dell’epoca, priva di spiegazioni scientifiche veterinarie o biologiche accessibili, questo fenomeno veniva interpretato come il segno inequivocabile del passaggio di una strega durante le ore notturne.

Secondo la narrazione popolare, le streghe si introducevano furtivamente nelle stalle per sottrarre gli equini e cavalcarli a ritmi frenetici fino all’alba. I nodi alla criniera non erano considerati casuali, ma venivano interpretati come vere e proprie “staffe” improvvisate, create dalla creatura per assicurarsi una presa salda durante la corsa, oppure come un marchio tangibile del proprio passaggio. Al mattino, l’animale veniva trovato visibilmente affaticato, sudato e spaventato, confermando agli occhi della comunità l’avvenuto abuso soprannaturale. Per evitare ritorsioni o ulteriori malefici, i contadini evitavano spesso di sciogliere i nodi con la forza, preferendo a volte tagliarli o attendere che si sciogliessero da soli.

I rituali di protezione e la contrapposizione numerica

Per difendere il bestiame – che rappresentava una risorsa economica fondamentale per la sopravvivenza della famiglia – i residenti dei Castelli Romani adottavano specifici stratagemmi basati sui princìpi della magia simpatica e apotropaica, ampiamente studiati dagli storici delle religioni.

I rimedi più diffusi all’ingresso delle stalle includevano:

  • La scopa di saggina rovesciata: Posizionata dietro la porta d’ingresso con le setole rivolte verso l’alto.
  • Il sacchetto di sale grosso o di chicchi di grano: Appeso o adagiato sulla soglia.

La logica sottesa a questi oggetti si basava su una presunta debolezza compulsiva della strega: l’obbligo di contare. Secondo la tradizione, l’entità malvagia non poteva entrare nella stalla senza prima aver contato ogni singolo filo di saggina della scopa o ogni singolo granello di sale o di grano. Poiché le streghe non erano in grado di contare oltre un determinato numero (spesso identificato con il tre o con il sette a seconda delle varianti locali), o poiché il processo richiedeva un tempo eccessivo, l’arrivo dell’alba interrompeva bruscamente il conteggio. Con le prime luci del giorno e il canto del gallo, i poteri della strega svanivano, costringendola alla fuga prima di poter nuocere agli animali.

L’analisi scientifica e veterinaria

Dal punto di vista prettamente scientifico, medico e veterinario, il fenomeno dei nodi alle criniere – riscontrato storicamente in varie parti d’Europa e del mondo sotto diversi nomi (come i elf-locks o “nodi degli elfi” nel folklore anglosassone) – trova spiegazioni del tutto naturali e biologiche, esenti da qualsiasi matrice paranormale.

1. Il fenomeno del “Plica Polonica”

In dermatologia veterinaria, l’ammassarsi e l’infittirsi dei peli può essere ricondotto a una condizione nota storicamente come Plica Polonica. Si tratta di un feltro cutaneo e pilifero causato dalla scarsa igiene, dall’accumulo di secrezioni sebacee, sudore, sporco e parassiti (come pidocchi o acari). Quando il pelo non viene regolarmente spazzolato e strigliato, i fusti piliferi tendono ad aggrovigliarsi in modo permanente a causa della cuticola ruvida del capello che si incastra con quelle adiacenti.

2. Cause meccaniche e comportamentali

Durante la notte, i movimenti naturali del cavallo all’interno del box favoriscono lo sfregamento della criniera contro le pareti di legno, le mangiatoie o la lettiera (paglia e fieno). Questo attrito continuo, unito alla presenza di umidità e sudore generati dallo stato di riposo o da una scarsa ventilazione del locale, agisce come un processo di infeltrimento meccanico.

3. Fattori patologici e stress

Lo stato di spossatezza e sudorazione riscontrato nei cavalli al mattino, interpretato dai contadini come la conseguenza di una cavalcata notturna, è riconducibile a patologie veterinarie reali. Sindromi da stress, coliche incipienti, infezioni parassitarie stancanti o febbri notturne possono causare forte sudorazione, agitazione e tremori nell’animale. Il cavallo, muovendosi continuamente nel tentativo di alleviare il dolore o il fastidio, accentuava inevitabilmente l’arruffamento della propria criniera, creando i nodi che alimentavano la leggenda.

In conclusione, la credenza dei nodi alle criniere a Rocca di Papa e nei Castelli Romani rappresenta un chiaro esempio di come il folklore rurale abbia storicamente elaborato risposte mitologiche e rituali per spiegare e gestire fenomeni biologici e veterinari complessi, in un’epoca antecedente alla moderna medicina scientifica.

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