Michele Mari a Frascati Libris

Nel quadro delle manifestazioni estive dei Castelli Romani, la rassegna Frascati Libris propone un appuntamento di primo piano nel panorama della letteratura contemporanea. Venerdì 24 luglio, alle ore 20:30, la cornice storica del parco di Villa Torlonia a Frascati ospiterà l’incontro con lo scrittore, saggista e italianista Michele Mari, vincitore dell’ottantesima edizione del Premio Strega. L’evento rientra nel programma delle rassegne culturali all’aperto promosse nel territorio tuscolano per valorizzare la lettura e consentire il contatto diretto tra gli autori e i lettori nei principali contesti storici e paesaggistici della cittadina. La sede dell’incontro: Villa Torlonia a Frascati La manifestazione trova la propria sede nel parco di Villa Torlonia. Originariamente edificata nel corso del Cinquecento e successivamente ricostruita dopo i danneggiamenti subiti durante il secondo conflitto mondiale, la villa è nota per le sue aree verdi e per il complesso monumentale del Teatro delle Acque, progettato da Carlo Maderno. La rassegna Frascati Libris impiega questo spazio urbano come salotto letterario serale. L’accesso al parco per la serata del 24 luglio consente a cittadini, lettori e visitatori dei Castelli Romani di presenziare alla presentazione in un contesto di pregio storico e naturalistico. Il percorso dell’autore e il successo al Premio Strega Michele Mari, nato a Milano nel 1955, ha abbinato per anni la carriera accademica come docente ordinario di Letteratura Italiana all’Università degli Studi di Milano a una prolifica attività editoriale che include romanzi, saggi critici, raccolte poetiche e traduzioni di opere classiche. Nel mese di luglio 2026, l’autore si è aggiudicato l’80ª edizione del Premio Strega con il romanzo I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi. L’opera, che nello stesso anno ha ottenuto anche il riconoscimento del Premio Strega Giovani, affronta la vicenda di una classe liceale che, all’indomani dell’esame di maturità nel luglio 1975, stringe un accordo economico e simbolico destinato a condizionare le vite dei protagonisti nel corso del tempo. Prima della recente affermazione allo Strega, la produzione narrativa di Mari si è distinta nel corso dei decenni attraverso opere note alla critica e al pubblico, tra le quali: I tratti della narrativa di Michele Mari La cifra stilistica di Mari si caratterizza per l’impiego di un lessico ricercato, la frequentazione di registri linguistici articolati e il costante ricorso al pastiche e alla citazione letteraria. Le sue opere incrociano forme espressive e modelli provenienti dal romanzo d’avventura ottocentesco, dalla letteratura fantastica, dalla terminologia marinaresca e dalla tradizione dei classici italiani ed europei. Tra i nuclei tematici centrali della sua produzione si riscontrano: Dettagli organizzativi della serata L’appuntamento a Frascati costituisce una delle tappe del tour estivo dell’autore successivo alla proclamazione del Premio Strega, offrendo un’occasione di approfondimento sui temi tratti da I convitati di pietra e sulla sua produzione complessiva.
Michele Mari vince il Premio Strega 2026

L’attesa è finita per il mondo delle lettere italiane. Nella serata di mercoledì 8 luglio 2026, la storica cornice di Piazza del Campidoglio a Roma ha ospitato l’atto conclusivo dell’ottantesima edizione del Premio Strega. L’ambìto riconoscimento letterario è stato assegnato a Michele Mari con il suo romanzo I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi. L’autore ha ottenuto una netta vittoria conquistando anche il favore delle giurie giovanili, segnando una doppietta memorabile per questa edizione d’anniversario. La classifica della serata finale Lo spoglio dei voti complessivi ha confermato i pronostici della vigilia, delineando una gerarchia chiara all’interno della sestina dei finalisti. Di seguito viene riportato il quadro ufficiale delle preferenze espresse dai giurati: L’opera di Mari ha convinto la platea dei votanti grazie a una struttura narrativa che unisce ironia, introspezione e tinte noir. La trama segue le vicende di un gruppo di ex compagni di scuola che, all’indomani dell’esame di maturità, stringono un patto finanziario ed esistenziale: alimentare un fondo comune che verrà interamente ereditato solo dagli ultimi tre superstiti della classe. Un pretesto che si trasforma in una profonda riflessione sulla memoria e sullo scorrere del tempo. Che cos’è il Premio Strega: storia e tradizione Nato nel secondo dopoguerra, il Premio Strega rappresenta la più prestigiosa competizione letteraria in Italia. Fondato a Roma nel 1947 dalla scrittrice Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della storica azienda produttrice del Liquore Strega di Benevento (da cui il premio prende il nome), l’evento nacque con l’obiettivo di rilanciare la cultura e la narrativa nazionale dopo i traumi del conflitto mondiale. Il nucleo originario dei giurati fu battezzato “Amici della Domenica”, un gruppo d’intellettuali, scrittori e artisti che si riunivano periodicamente nel salotto di casa Bellonci per discutere di libri e società. Nel corso dei decenni, l’albo d’oro del premio ha visto trionfare i più grandi nomi della letteratura italiana del Novecento, tra cui Elsa Morante, Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Natalia Ginzburg, Primo Levi e Umberto Eco, trasformando la manifestazione in un termometro fondamentale dei gusti e delle tendenze culturali del Paese. Il meccanismo di voto odierno Il Premio Strega mantiene salda la sua tradizione pur essendosi adeguato nel tempo alle nuove dinamiche editoriali. La giuria attuale è profondamente ampliata rispetto ai primi anni e comprende: La competizione si articola tradizionalmente in due fasi principali: una prima selezione in tarda primavera che riduce i candidati alla storica cinquina (diventata eccezionalmente una sestina in questa edizione per includere i piccoli editori ex aequo), e la grande serata finale di inizio luglio a Roma, durante la quale avviene lo spoglio pubblico in diretta televisiva che decreta il vincitore assoluto.
Ponte del 2 Giugno 2026 ai Castelli Romani: Eventi e Itinerari

Il fine settimana lungo del 2 giugno 2026, in concomitanza con la Festa della Repubblica, rappresenta un’occasione ideale per scoprire i Castelli Romani. Quest’area collinare a sud di Roma offre un connubio collaudato di appuntamenti istituzionali, rievocazioni storiche, tradizioni popolari, itinerari archeologici e percorsi naturalistici. L’offerta turistica per questo specifico ponte si articola attraverso proposte culturali e attività all’aria aperta distribuite nei vari borghi del comprensorio. Cultura e Memoria Storica: Il Festival Diffuso Per la giornata di martedì 2 giugno 2026, il Consorzio Sistema Castelli Romani, in collaborazione con le realtà locali e nell’ambito del circuito delle biblioteche civiche, propone il debutto della terza edizione del festival itinerante “Sulle tracce della rEsistenza”. L’evento inaugurale si concentra interamente nella città di Albano Laziale, occupando gli spazi storici di Piazza della Rotonda dalle ore 16:00 fino alle ore 23:00. Il programma ufficiale, ad accesso gratuito e senza obbligo di prenotazione, prevede una sequenza definita di interventi culturali, dibattiti e momenti di aggregazione: Le Grandi Tradizioni: L’Infiorata di Genzano Pur sviluppandosi pienamente nel corso del mese di giugno, i giorni che precedono e coincidono con il ponte del 2 giugno vedono la macchina organizzativa di Genzano di Roma attiva per le fasi preparatorie della celebre Infiorata. Si tratta di una tradizione storica documentata fin dal 1778, che trasforma la centrale Via Italo Belardi in un immenso tappeto floreale di oltre 2.000 metri quadrati. I visitatori che raggiungono il borgo in questo periodo possono scoprire i preparativi tecnici dei maestri infioratori, impegnati nella raccolta e nella conservazione dei petali di fiori, delle foglie e delle cortecce che andranno a comporre i tradizionali quadri religiosi e civili lungo la celebre via in salita che conduce alla Chiesa di Santa Maria della Cima. Itinerari Archeologici e Circuiti Monumentali Il weekend della Festa della Repubblica garantisce l’apertura straordinaria di diversi siti inseriti nei circuiti museali integrati dei Castelli Romani. Tra le opzioni di visita culturale fisse e verificate sul territorio si segnalano: Natura e Attività all’Aria Aperta Il territorio protetto del Parco Regionale dei Castelli Romani offre una rete sentieristica estesa per il trekking e le attività outdoor, praticabili liberamente durante tutto il fine settimana:
Addio a Enrica Bonaccorti: Ritratto di una Protagonista della Cultura Italiana

Il mondo dello spettacolo e della cultura italiana piange la scomparsa di Enrica Bonaccorti, spentasi a Roma ieri, 12 marzo 2026, all’età di 76 anni. Con lei scompare una figura di rara poliedricità, capace di attraversare cinquant’anni di storia nazionale restando sempre fedele a uno stile colto, ironico e profondamente empatico. La sua carriera non è stata solo una successione di successi televisivi, ma un percorso intellettuale che ha toccato la musica, il teatro e la letteratura. Le Radici nel Teatro e la Sensibilità Poetica Nata a Savona il 18 novembre 1949, Enrica Bonaccorti ha vissuto una giovinezza itinerante a causa della carriera del padre, ufficiale di carriera, stabilendosi infine a Roma. È nella capitale che inizia la sua formazione artistica nel teatro d’avanguardia degli anni Sessanta, collaborando con icone come Paola Borboni. Questa base teatrale le ha conferito una padronanza del mezzo espressivo e una dizione impeccabile che sarebbero diventate il suo marchio di fabbrica. Tuttavia, il suo primo grande contributo alla cultura di massa avviene “dietro le quinte” come autrice di testi musicali. L’incontro con Domenico Modugno genera un sodalizio artistico storico: la Bonaccorti scrive le parole di brani immortali come “La lontananza” (1970) e “Amara terra mia” (1971). In queste canzoni, la sua scrittura si rivela capace di coniugare la semplicità popolare con una profondità poetica che ancora oggi risuona nelle antologie della musica leggera italiana. L’Epoca d’Oro della Televisione Il grande pubblico la identifica indissolubilmente con il volto rassicurante e intelligente della televisione degli anni Ottanta e Novanta. Nel 1985, riceve il testimone da Raffaella Carrà per la conduzione di “Pronto, chi gioca?” su Rai 1. Sotto la direzione di Gianni Boncompagni, Enrica Bonaccorti trasforma il salotto pomeridiano in un luogo di dialogo diretto con gli spettatori, vincendo tre Telegatti e diventando una delle conduttrici più amate d’Italia. Il passaggio a Fininvest (oggi Mediaset) all’inizio degli anni Novanta segna un’altra tappa fondamentale. Conduce con successo “Cari genitori” e inaugura la prima stagione di “Non è la Rai” (1991). In un contesto dominato dall’esuberanza giovanile, la sua conduzione misurata e professionale ha garantito l’equilibrio necessario al lancio di quello che sarebbe diventato un fenomeno di costume generazionale. Il Ritorno alla Parola: Radio e Letteratura Nonostante il successo televisivo, la Bonaccorti non ha mai smesso di coltivare la passione per la parola parlata e scritta. La sua voce è stata per anni protagonista su Rai Radio 2, dove in programmi come “Chiamate Roma 3131” ha dimostrato una straordinaria capacità di ascolto e di analisi dei problemi sociali, trattando con rispetto e competenza le storie della gente comune. Nell’ultima fase della sua vita, si è dedicata con vigore alla carriera di scrittrice. I suoi romanzi, tra cui spiccano “La pecora rossa” (2007), “L’uomo d’amore” (2010) e il più recente “Condominio addio!” (2022), testimoniano una maturità narrativa che affronta le complessità delle relazioni umane e i paradossi della società moderna con uno sguardo lucido e mai banale. Un’Eredità di Stile e Integrità Enrica Bonaccorti è stata colpita da una grave malattia nell’ultimo periodo della sua vita, un percorso che ha affrontato con la consueta dignità e trasparenza, mantenendo un legame costante con il suo pubblico attraverso interventi pubblici e social. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in un panorama mediatico che lei stessa ha contribuito a costruire e a nobilitare. Non è stata solo una conduttrice, ma una comunicatrice a tutto tondo: attrice, paroliere, giornalista e romanziera. La sua eredità risiede nella lezione di garbo e preparazione che ha lasciato a chiunque voglia intraprendere la carriera nello spettacolo, dimostrando che la popolarità può e deve andare di pari passo con la cultura e il rigore professionale.