Nemi: il museo e le navi di Caligola

Nel cuore dei Castelli Romani, adagiato sulle sponde del piccolo bacino vulcanico omonimo, il borgo di Nemi rappresenta un sito di straordinario valore archeologico, storico e naturalistico. Con l’arrivo del mese di settembre e il clima mite che caratterizza la prima metà del mese, la visita al Museo delle Navi Romane di Nemi offre un’esperienza culturale tra le più suggestive del Lazio, permettendo di approfondire la conoscenza dell’ingegneria e della religiosità d’epoca imperiale. La storia di questo luogo è indissolubilmente legata al culto della dea Diana Nemorensis, il cui santuario sorgeva sulle rive del lago. Nell’antichità, la zona era considerata un’area sacra di primaria importanza, caratterizzata da folti boschi e da un’atmosfera di profonda spiritualità. Proprio in questo contesto, nel I secolo d.C., l’imperatore Caligola (Cayo Giulio Cesare Augusto Germanico) ordinò la costruzione di due imponenti navi da cerimonia destinate a galleggiare sulle acque del lago. Non si trattava di semplici imbarcazioni adibite alla navigazione o al trasporto, ma di vere e proprie strutture galleggianti dotate di palazzi, pavimenti in mosaico, marmi pregiati, impianti di riscaldamento, tubature in piombo e ricchi decori in bronzo. Dopo la morte di Caligola, le due navi vennero affondate volontariamente nell’ambito di un processo di condanna della sua memoria (damnatio memoriae). Per secoli, la presenza di questi relitti sui fondali del Lago di Nemi rimase nota solo attraverso leggende e tentativi di recupero parziali effettuati tra il Rinascimento e il XIX secolo, tra cui quelli celebri promossi da Leon Battista Alberti e da Francesco De Marchi. Il definitivo e monumentale recupero avvenne soltanto tra il 1928 e il 1932 attraverso un’imponente opera di ingegneria idraulica. Il livello del lago fu abbassato temporaneamente di oltre venti metri riattivando l’antico emissario ipogeo di epoca romana, permettendo così di far riemergere intatti i due grandi scafi di legno. Per custodire i relitti e i preziosi reperti rinvenuti, tra il 1933 e il 1939 venne edificato il Museo delle Navi Romane, progettato dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo. La struttura fu concepita come un vero e proprio hangar doppio sulla riva del lago, rappresentando uno dei primi esempi al mondo di museo costruito appositamente per ospitare beni di dimensioni eccezionali. I due scafi originali andarono purtroppo distrutti durante un incendio nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 1944, nel corso degli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale. L’attuale allestimento museale offre tuttavia un percorso espositivo di grande valore scientifico: oltre alle ricostruzioni in scala ridotta delle due navi (realizzate sulla base dei rilievi tecnici eseguiti al momento dello scavo), il museo espone i materiali bronzei originali scampati all’incendio, come le celebri teste di belva (leoni e pantere) poste a guarnizione dei travi di timone, elementi di decorazione architettonica, armi, monete e materiale lapideo. Una sezione rilevante del percorso museale è dedicata al Santuario di Diana Nemorensis, con l’esposizione di votivi, terrecotte e statue scultoree rinvenute negli scavi dell’area sacra. Visitare il museo e il borgo di Nemi nei primi giorni di settembre significa quindi immergersi in una narrazione che intreccia archeologia imperiale, architettura del Novecento e la bellezza naturale del Parco Regionale dei Castelli Romani.