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Il fantasma del Palazzo Sforza Cesarini a Genzano

Tutti conosciamo benissimo per la storia ma sopratutto per la sua magnificenza il Palazzo Sforza Cesarini, ma in pochi sanno che all’interno di esso si cela una leggenda. Secondo alcuni racconti vi apparirebbe
il fantasma di Livia Sforza Cesarini vissuta nel 1700. Livia figlia di Giuliano Cesarini e Margherita Savelli, dopo l’infanzia per questioni ereditarie venne mandata in convento assieme alle sue cinque sorelle, ma lei non si sottomise al volere del tutore e scappò per poi sposare Federico Sforza dei duchi di Segni.
Quest’atto all’epoca non era permesso poichè solo il primo genito poteva sposarsi ed i fratteli erano obbligati a condurre una vita ecclesiastica per evitare la dispersione dei beni familiari.
Questo fu contestasto in primis dallo zio Filippo Cesarini che conseguentemente alla morte del fratello, padre di Livia, prese il titolo di duca; resse la città di Genzano con l’intento di far sposare la sorella, Clelia, con Filippo Colonna principe di Sonnino.
Nemmeno a dirlo, acerrimi nemici di Livia, furono ovviamente gli stessi Colonna che, con l’uscita dal monastero della giovane Livia, vedevano sfumarsi il sogno di entrare in possesso dell’eredità di Clelia; qui nacque un tutti contro tutti a cui “Donna Livia” non si piegò.
Ostinata, difatti, lasciò il convento e grazie al cardinal Altieri sposò Federico Sforza, figlio del duca di Proceno. Gli intrighi e le controversie tra le due sorelle per l’eredità proseguirono per molto tempo, ma nonostante questo Livia e il suo consorte fecero molto per Genzano.
In particolare la presenza del fantasma di Livia sarebbe stata registrata nel 1995, quando una serie di fenomeni portarono a Genzano gruppi di studiosi e scienziati provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero per studiare e fare analisi.
Luci si accendevano nonostante non c’erano allacci elettrici attivi, porte e finestre sbattevano anche in assenza di vento e correnti d’aria, pendolini roteavano vorticosamente in senso contrario. Pare che nel maggio di quell’anno,
due operatori della protezione civile rimasti nel palazzo a guardia degli oggetti esposti per una mostra di antiquariato, giurarono di aver sentito ripetutamente rumori provenienti da stanze completamente vuote.

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